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marzo 2008
Un treno per Auschwitz
febbraio 2008
Noi c'eravamo...
Abbiamo 'vissuto' chilometro per chilometro, quel percorso costato la vita a migliaia di italiani che per l'ideologia nazi-fascista erano qualcosa di diverso, stonato da rimuovere, da eliminare.
Il treno è partito simbolicamente dal Binario 21 della stazione Centrale di Milano, luogo dove il 30 gennaio del 1944 più di seicento persone, dopo aver attraversato la città partendo dal carcere di San Vittore, vennero caricate su vagoni bestiame con destinazione Auschwitz.
Per noi è stato più semplice. Domenica pomeriggio, accompagnati dalla prof. Carla Ticozzelli e dal prof.Marco Marelli, nei sotterranei della stazione Centrale abbiamo ricevuto il saluto di diversi personaggi: del presidente della Provincia Penati, del presidente della Camera, Bertinotti, ma il più significativo è stato quello di Edo Fiano un 'ragazzo' di 83 anni ex deportato ad Auschwitz , la sua voce ci anticipato l'inferno.
Una di noi, Elisa Nera, ha voluto testimoniare la sua esperienza. Ecco le sue parole.
Il campo di Auschwitz-Birkenau è il simbolo più potente della brutalità e della violenza del regime hitleriano in quanto provocò il maggior numero di vittime e viene ricordato come la più spaventosa macchina di morte che l'umanità abbia mai conosciuto.
Il pensiero che ci ha attraversato la mente quando abbiamo visitato il lager nazista è stato quello di provare a capire il motivo che ha spinto molti uomini a torturare e uccidere i loro simili. Immersi in un luogo storico e sacro allo stesso tempo, ci siamo immaginati al tempo della seconda guerra mondiale per provare a sentire il rumore degli spari, l'abbaiare di feroci cani e le grida disperate di persone condotte al massacro dopo tanta agonia e sofferenza.
La visita al campo è stata un solenne momento di riflessione poichè abbiamo avvertito un senso di dolore e tristezza nel vedere le miserevoli condizioni in cui vivevano i deportati e ciò che è successo in quel luogo non è frutto di alcuna fantasia ma è la dura e crudele realtà che ha caratterizzato la storia del Novecento e, per tale motivo, noi ragazzi di oggi ci prendiamo l'impegno di non dimenticare quello che abbiamo visto perchè questa è storia, la nostra storia.

Orrore, disperazione, rassegnazione... Queste sono solo alcune delle forti sensazioni che si provano varcando la soglia d'ingresso ad una vera e propria fabbrica della morte, quale è stata Auschwitz, dove milioni di vite umane, senza alcuna distinzione, sono state negate e dissolte in cenere e fumo. La memoria di questo luogo, per chi l' ha vissuto con emozione e sentimento, giunge a noi come un grido di dolore proveniente da un passato indelebile ed espressione di ammonimento all' umanità.
Se ci si sofferma a riflettere, sarebbe giusto spiegare alle nuove generazioni il significato e il perché della crudeltà, della follia e della bassezza a cui può scendere l' animo di uomini come i nazisti.
Non è possibile tacere di fronte ad una tale tragedia e nemmeno mostrarne l' indifferenza, ma sarebbe necessario impegnarsi per la pace e per l' integrazione tra i popoli, aprire gli occhi dinanzi alla realtà, anche se fa male o ci disgusta.
Non basta leggere la storia e chiudere il libro, nascondendosi dietro ad un semplice 'Non voglio pensarci' ma, solo conoscendo le cause e le conseguenze di questi avvenimenti, potremmo non commetterli di nuovo.
Il ricordo è vita!
Elisa
SCUOLA E TERRITORIO
Censimento progetti e risorse per l'handicap, Informazione, Didattica e Formazione a Distanza
Ultimo aggiornamento: 4 febbraio 2008

