Evoluzione Elettronica

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Creazione di un circuito integrato

La costruzione di un circuito integrato inizia da una barra monocristallina di silicio purissimo, dalla quale si tagliano lastrine sottili dette wafer. Dopo aver creato uno strato superficiale di ossido di silicio (1), si ricopre il wafer con un preparato apposito, chiamato fotoresist (2) e gli si sovrappone una maschera ottenuta fotograficamente da un disegno ingrandito del circuito da realizzare (3). La maschera permette di selezionare le porzioni del wafer alle quali devono essere aggiunte le impurità: infatti l’esposizione ai raggi ultravioletti modifica il fotoresist nelle zone non protette dalla maschera, conferendogli proprietà di durezza e resistenza agli acidi. Il fotoresist non esposto può essere tolto facilmente (4) prima di sottoporre il wafer a un attacco chimico con acido fluoridrico. Nelle zone non protette dal fotoresist l’acido asporta l’ossido (5) e il silicio sottostante è pronto a ricevere i droganti e a essere nuovamente ossidato. L’intero processo si ripete più volte con altre maschere, fino al completamento di tutti gli strati necessari. Al termine, dopo aver asportato il fotoresist (6) si ricopre la lastrina con uno strato di alluminio e, con un ultimo attacco chimico selettivo, si realizzano le connessioni elettriche.

Questo processo porta alla creazione di centinaia di chip da un singolo wafer, ciascuno dei quali può contenere milioni di transistor.

Il numero di transistor presenti in un singolo chip permette di dividere i chip in diverse categorie:

  • SSI <10 (acronimo di Small-Scale Integration)
  • MSI <100 (acronimo di Medium-Scale Integration)
  • LSI <10.000 (acronimo di Large-Scale Integration)
  • VLSI <100.000 (acronimo di Very-Large Scale Integration)
  • ULSI <10.000.000 (acronimo di Ultra-Large Scale Integration)