ENRICO FERMI

 

 

 

 

 

 

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22 LUGLIO 1922, nell'Aula Magna dell'Università di Pisa, si svolgeva in modo assai strano la discussione di una tesi di laurea. Uno studente giovanissimo stava esponendo sua tesi davanti ad undici professori che sonnecchiavano a stento reprimevano uno sbadiglio. Quello studente era Enrico Fermi, nato a Roma nel 1901, venuto in seguito uno dei più grandi fisici contemporanei. Ad appena 21 anni stava ora discutendo una tesi sui raggi Roentgen, per ottenere una laurea in fisica. Non erano trascorsi otto anni dall’ottenimento della sua Laurea che già al giovane professore in fisica veniva tributata, per gli importanti studi compiuti, la più alta onorificenza italiana nel campo della cultura: fu nominato Accademico d'Italia. Nel 1934, al termine di una serie di studi condotti nell'Università di Roma, che lo avevano impegnato per circa dieci anni, Fermi scoprì che, bombardando gli atomi di un determinato elemento coi neutroni emessi da un materiale radioattivo, l'elemento diveniva radioattivo a sua volta e trasformava in un elemento diverso. Il ferro, ad esem­pio, si trasformava in manganese! Nel corso di queste esperienze sulla tecnica del bombardamento nucleare, giunse a scoperta di circa 80 nuovi nuclei artificiali. In seguito a queste scoperte, l'Accademia Svedese delle scienze gli conferì, nel 1938, il Premio Nobel per la fisica.

 

CRONOLOGIA:

Il 2 dicembre 1942 comincia a funzionare la prima pila atomica, la cui costruzione era stata diretta personalmente da Fermi.

Il 16 luglio 1945 scoppia ad Alamogordo (cittadina del Nuovo Messico) la prima bomba atomica sperimentale: gli studi condotti con pazienza e tenacia per lunghi anni erano finalmente coronati dal successo.

Il 19 marzo 1946 Fermi riceve, per i suoi meriti di scienziato, la Medaglia al Merito dal Congresso degli Stati Uniti.

Lo scienziato si rituffa nelle sue predilette ricerche; indirizza i suoi studi sulle particelle emesse dagli atomi radioattivi.

A soli 53 anni di età, il 28 novembre 1954, Fermi muore.

 

 

Qui di seguito riportiamo la lettera che Einstein scrisse al presidente degli Stati Uniti Roosvelt:

F. D. Roosevelt

Presidente degli Stati Uniti

Casa Bianca

Washington D. C.

Signor Presidente,

                 recenti lavori di Enrico Fermi e di L. Szilard, che mi sono stati comunicati in manoscritti, mi inducono a ritenere che l'elemento uranio possa essere convertito in una importante fonte energia nell’immediato avvenire.

Stimo pertanto doveroso segnalarvi i dati e le raccomandazioni che seguono: nel corso degli ultimi quattro mesi sono state grandemente accresciute - grazie alle ricerche di Joliot in Francia di Fermi e Szilard in America - le possibilità di provocare in una grande massa di uranio reazione a catena che svilupperebbe ingenti quantità di energia e di nuovi elementi radioattivi. Oggi appare quasi certo che a tale risultato si possa giungere nell'immediato avvenire.

Questo nuovo fenomeno porterebbe anche alla costruzione di bombe di tipo nuovo, dotate di enorme potenza. Una sola di queste, trasportata per nave e fatta esplodere in un porto, distruggerebbe con facilità il porto stesso e parte del territorio circostante.

 

 

Einstein firmò la lettera esclamando: « Per la prima volta nella storia, l'uomo userà energia che non viene dal sole ». La lettera fu consegnata personalmente al Presidente degli Stati Uniti. Senza indugiare, Roosevelt ordinò che fosse costituito il « Comitato consultivo per l'uranio ». Con i grandiosi mezzi posti a disposizione degli scienziati dal Governo statunitense, fu possibile iniziare i lavori per la costruzione della BOMBA ATOMICA.