TAYLORISMO
E FORDISMO
IN
“TEMPI MODERNI” DI CHARLIE CHAPLIN
Una
parte rilevante di Tempi Moderni è ambientata in una grande fabbrica,
dove l'invenzione attiene alla realtà pur avendo aspetti futuribili o quasi
fantascientifici, almeno se guardati con gli occhi dell'epoca.
Titolo: Tempi moderni;
Regista: Charles Chaplin ; Sceneggiatura: Charles Chaplin ; Interpreti:
Charles Chaplin (un operaio) ; Paulette Goddard (una fanciulla); Henry
Bergman (proprietario del caffè); Tiny Sandford (Big Bull); Musiche: Charles
Chaplin; Fotografia: H. Morgan Roland Totheroh; Scenografie: Charles
D. Hall J. Russell Spencer; Durata: 1 h. 27’; Produzione: U.S.A.; Anno: 1936.
Puntualizzazioni
e trama: il papà di tutti i
Cipputi a venire nel più famoso e frontale attacco alle macchine che il cinema
ricordi. Chaplin, che aveva fatto di vagabondi e monelli il perno del suo mondo,
nel 1935 orchestra una slapstick comedy irresistibile sui mali della
meccanizzazione e dello sfruttamento capitalista. Senza i toni apocalittici del
Fritz Lang di "Metropolis", né la fiducia utopistica di Frank Capra e
nemmeno l'umorismo surreale e sovversivo dei fratelli Marx: quella di Chaplin è
una satira umanista e individualista, dove l'antieroe dei bassifondi avrà la
meglio sull'ingranaggio grazie alla sua leggerezza romantica, al suo io
indistruttibile, al suo rimanere sempre identico a sé stesso in barba
all'anonimato che i folli "tempi moderni" vorrebbero imporgli.
Operaio in una fabbrica, Charlot stramazza a terra nella prima sequenza
del film, impazzito per i troppi bulloni avvitati alla catena di montaggio.
Dimesso dall'ospedale, è frastornato da innumerevoli peripezie, tra cui
l'arresto come sovversivo per essersi trovato nel bel mezzo di un corteo, i vani
tentativi - dopo che è stato scagionato per buona condotta - di farsi arrestare
nuovamente, la dura ricerca di un lavoro insieme con una monella che nel
frattempo è diventata la sua compagna.
Non
scherza, Chaplin, soprattutto quando costruisce - facendo ancora a meno dei
dialoghi, a cui contrappone un sonoro musicale e industriale che ha quasi l'aria
di una presa di posizione polemica, oltreché poetica - gag immortali come
quelle di "Tempi moderni". Capolavoro straordinariamente dinamico, che
va avanti per pura forza cinematografica, popolare e avanguardista al tempo
stesso, per molti critici summa del cinema chapliano del periodo muto: non una
sequenza di scenette perfettamente incastonate una nell'altra, ma vero e proprio
film (anzi, dalla lavorazione, quasi un kolossal: il regista impressionò
centomila metri di pellicola, le riprese durarono quasi un anno) che ha come
sottile filo conduttore l'ossessivo rapporto tra l'individuo e la società che
avanza stritolandolo crudelmente. Clamoroso insuccesso commerciale (negli Usa
perse quasi mezzo milione di dollari), "Tempi moderni" fu accolto con
entusiasmo solo in Francia (dove venne paragonato a "A nous la liberté di
René Clair) e in Inghilterra (non a caso la patria del luddismo, cioè della
rivolta aggressiva contro le macchine). Nella Germania nazista, come c'era da
aspettarsi, fu accusato di "filocomunismo". Chaplin, cinque anni dopo,
rispose con "Il grande dittatore": il pericolo storico più temibile
dei suoi e nostri "tempi moderni".
Curiosità:
in origine, il film aveva un finale molto diverso: Charlot, a furia di avvitare
bulloni, ha un crollo nervoso e viene portato in ospedale; quando sta per essere
dimesso, lo avvertono che una persona l'aspetta nella sala d'attesa: è la
monella che si è fatta suora. La sequenza fu girata, ma dopo una prima
proiezione con i suoi assistenti, il regista cambiò idea. Fu proprio per la
lavorazione di "Tempi moderni" che Chaplin fece coprire il suo teatro
di posa, fino ad allora rimasto a cielo aperto. Le riprese durarono dieci mesi e
mezzo (dall'11 ottobre 1934 al 30 agosto del '35). Chaplin prese in seria
considerazione l'idea di girare "Tempi moderni" con il sonoro parlato.
Furono scritti buona parte dei dialoghi che, basati spesso su equivoci derivati
da giochi di parole, avevano uno stile piuttosto surreale. Chaplin, che per
l'occasione fece anche il rumorista, alla fine ripiegò sull'assenza di parlato
perché insoddisfatto dei risultati.

La scena dei pattini a rotelle richiese
otto giorni di lavoro, per la costruzione di un trasparente adeguato (nel film
Charlot pattina sul cornicione di una terrazza molto alta senza balaustra). La
scena del caffè fu girata per ultima. La sequenza in cui Chaplin attraversa la
sala da ballo portando l'anatra arrosto richiese l'impiego di circa 250
comparse. La canzone che canta in Vagabondo sull'aria di "Io cerco la
Titina", il cui testo è un susseguirsi di non-sense in una lingua
inventata, è l'unico momento parlato del film.
Charlie
Chaplin (1889 -1977),
straordinario attore e regista inglese, nacque a Londra nel 1889.
Finito ancora bambino in un orfanotrofio assieme al fratello a causa di gravi
problemi familiari, quando ne uscì passò il resto della sua giovinezza in una
compagnia circense.
Durante
una tournèe a Hollywood, fu notato dal produttore Mack Sennett, per il quale
recitò poi alcune commedie.
I primi indimenticabili film comici rivelano tutte le sue doti straordinarie
soprattutto per sua estrema bravura nella pantomimica, di derivazione circense,
che ne fa uno degli autori più apprezzati delle produzioni comiche del primo
'900.
Chaplin
non fu solo un attore, la sua carriera artistica fu molto più importante: a
partire dal suo dodicesimo film, diventò anche regista di se stesso affermando
sempre maggiormente il suo personaggio, Charlot, l'omino ridicolo e poetico, con
i baffi, la bombetta e il bastone, ancora oggi un simbolo intramontabile.
Attore, poeta e mimo, con il passar degli anni Chaplin riuscì a evolversi e
sopravvivere alla fine del cinema muto che aveva stroncato molti altri divi. E
anche il suo personaggio Charlot si è evoluto: se inizialmente incarnava il
personaggio del mite e del debole alle prese con le difficoltà e i soprusi
della vita, con il tempo ha acquistato insieme a una forte umanità anche una
determinata critica verso la società capitalistica.
Tra i più famosi film di Chaplin spiccano Tempi Moderni (1936) dove emerge la
denuncia per la misera condizione operaia dell'epoca industriale, e Il Grande
Dittatore (1940) satira e parodia del Nazismo-Fascismo. Ma il passaggio dal
piano personale a quello sociale e politico, ha portato Chaplin ad essere
osteggiato negli Stati Uniti dove fu addirittura accusato di filocomunismo.
Erano gli anni del mcartismo, in cui gli USA, in piena epoca della guerra
fredda, vivevano il terrore del comunismo e una serie di persone vennero
osteggiate ed addirittura allontanate dal loro lavoro con questa infamante
accusa. Per questi motivi, negli anni '50, Chaplin apprezzato invece sempre più
in Europa, si ritirò in esilio volontario in Svizzera, dove ha potuto
continuare in tranquillità la sua attività di grande attore e regista.
Soltanto dopo vent'anni d'assenza, in un clima di maggiore distensione, Chaplin
ha fatto un breve ritorno in America per ricevere un Oscar alla carriera.
Nel 1977 si è spento a Ginevra all'età di 88 anni.
