triangolo di Penrose PARADOSSI
Storie di illusioni e verità rovesciate


Alessio Vezzoni - 5^BLT

Introduzione

“Questa tesina contiene almeno un errore”

Un paradosso, dal greco parà (contro) e doxa (opinione), è una conclusione che appare inaccettabile in quanto sfida un'opinione comune. Spesso però l'opinione comune è sbagliata e i paradossi si rivelano essere pure e semplici verità che il tempo ci propone. Così ambiguità, rompicapi, dilemmi, enigmi, misteri, illusioni si risolvono e risolvendosi si trasformano in curiosità sottigliezze e addirittura in teoremi.

Questo vuol dire che i paradossi sono dappertutto e nemmeno un libro potrebbe contenerli tutti, io in questa tesina ho deciso di trattare solo alcuni dei più famosi, nell'ambito delle varie materie. Quindi non tratterò dei paradossi della vita quotidiana, presenti nelle religioni, nella politica o nelle nostre abitudini quotidiane, come il fatto di mantenere i nostri locali a temperature invernali d'estate e estive di inverno, o che corriamo ad arrostire nel periodo più caldo e a gelare in quello più freddo.

Mi interesserò di paradossi più istituzionali, i quali, lungi dal distruggere l'universo come diceva Doc in Ritorno al futuro II, si limiteranno ad imbarazzare il pensiero con la loro caratteristica di essere: argomenti sorprendenti, perché poco probabili ma molto credibili o molto probabili ma poco credibili. E poiché un argomento si compone di premesse ragionamento e conclusione, questa definizione permette di classificare i tipi di paradossi in tre tipi:

Il percorso che ho deciso di intraprendere comincia, dato che l'occhio vuole la sua parte, con i paradossi visivi e la struttura dell'occhio. Poi passerò alla fisica accennando alle due teorie che hanno rivoluzionato il 900: la Teoria della relatività di Albert Einstein e l'equazione d'onda che regola il mondo subatomico di Erwin Schrodinger. Naturalmente analizzeremo gli aspetti paradossali che tali teorie provocano sulla realtà in particolare con il Paradosso dei Gemelli e il Paradosso del gatto di Schrodinger. Da fisica passiamo alla cosmologia che è strettamente legata ad essa, analizzando uno dei paradossi secondo me più belli e utili di sempre: il Paradosso di Olbers e con esso anche l'evoluzione dell'universo. Ultima ma non ultima scienza la matematica, qui i paradossi si sprecano, io ne mostrerò uno in particolare che ha segnato la fine di un ciclo di pensiero nella matematica: il Paradosso di Russell con la conseguente crisi della grande logica.

Terminate le materie scientifiche passerò alle letterarie. In italiano parlerò di Luigi Pirandello e del suo Il fu Mattia Pascal mentre in inglese parlerò di Thomas Stearns Eliot e del suo “masterpiece” The Waste Land.

Per quanto riguarda informatica ho creato questa presentazione in HTML in modo del tutto autonomo e soprattutto senza grandi conoscenze in materia, ma con l'aiuto di un programma open source NVU. Con ciò spero di giustificare la semplicità di tale presentazione sperando che adibisca al suo compito cioè quello di facilitare la navigazione tra le tante nozioni che presento.

Prima di terminare l'introduzione urge toccare due punti ancora. Il primo riguarda le nozioni scientifiche che mostrerò. Chiedo scusa fin da ora se alcune teorie non saranno approfondite o se alcune nozioni non avranno dimostrazioni, ma il mio scopo non era quello di mostrare queste teorie, ma era quello di dimostrare come attraverso queste nozioni e teorie il fatto che i paradossi sono insiti in ogni ambito dalla matematica alla letteratura.

Il secondo punto riguarda invece il paradosso di inizio introduzione: “Questa tesina contiene almeno un errore”. Sperando che non ce ne siano più di uno, il paradosso consiste nel fatto che non dobbiamo aspettare di leggere tutta la tesi per vedere se c'è un errore, infatti lo sappiamo fin dall'introduzione che fa pur parte della tesina. Se ci sono errori, ci sono. Ma se non ci sono errori c'è quello che dice “Questa tesina contiene almeno un errore”. Sappiamo quindi che un errore c'è anche se non sappiamo quale è. A scanso di equivoci l'errore non sta nel leggerla.

Posso però dimostrare che nella mia tesina non ci sono contraddizioni, cosa strana se teniamo presente che tratta di paradossi. Ma in realtà le contraddizioni non ci sono proprio da nessuna parte. Supponiamo infatti che ci siano contraddizioni, prendendone una otteniamo appunto una contraddizione, dunque l'ipotesi è assurda come volevasi dimostrare.

Siamo ancora dinanzi a un paradosso perché ci basta guardarci intorno per trovare delle contraddizioni. Ma questo lo abbiamo già detto. Per evitare di cadere in un circolo vizioso sarà meglio terminare qui l'introduzione per passare ai fatti. Non senza aver speso un ultima parola augurando: “Buona lettura”.