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futurismo

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Più  che un’ideologia politica il movimento futurista tenta di costruirsi un nuovo comportamento di vita aperto verso il linguaggio moderno, verso la tecnologia, verso le manifestazioni artistiche d’avanguardia, indipendentemente dall’affiancamento al potere politico reggente.

Sebbene Marinetti , nel suo inneggiare all’intervento ed alla guerra  abbia finito  per trovarsi schierato su posizioni evidentemente rivolte a destra, futurismo e fascismo vengono troppo spesso considerati sinonimi senza che siano stata effettuata un’indagine accurata dei rapporti tra i due diversi movimenti.

Il futurismo conteneva nella sua teoria alcune basi teoriche ( per esempio la volontà di volgersi Verso il nuovo, di eliminare tutte le vecchie regole imposte da una cultura passatista, di modificare e rinnovare per mezzo della guerra ‘ sola igiene del mondo’ che si prestavano allo sfruttamento politico.

Tuttavia, specie nel primo periodo, mancano le personalità futuriste di rilievo all’interno del partito fascista: il movimento futurista non aveva nessuna intenzione di rinunciare alle proprie espressioni per sottomettersi a un regime autoritario. Non è la voglia di potere  che spinge i futuristi a ribellarsi alle regole del passato, ma il desiderio di creare una società nuova , aperta al modernismo, proiettata in una corsa verso il futuro, sostenuta da un inesauribile dinamismo.

 

Il futurismo tenta “una rivolta  dell’azione sulla contemplazione, della estemporaneità sulla riflessione, dell’anarchia sulla società”.”  Per fare questo, Marinetti  si rivolge ai giovani indicando nella tecnologia il mezzo per ottenere il cambiamento. Nei primi anni del  dopoguerra, Martinetti cerca, nei suoi scritti di sottrarsi all’attività politicanprendendo le distanze dallo stesso Mussolini. 

Quest’ultimo era considerato  dai futuristi, anche prima dello scontro bellico, un personaggio transitorio, utile solo per effettuare lo”svecchiamento” della società.

 E’ importante sottolineare a fondo le diversità tra il futurismo ed il regime fascista, anche se non devono essere sottovalutate le concessioni e i riconoscimenti che Martinetti finisce per accettare da Mussolini e che naturalmente, contribuiscono a rinsaldare il rapporto fascismo-futurismo.

La volontà di non rafforzare il binomio continua fino al 1924, quando Martinetti , a Bologna, dichiara che il fascismo  deve tornare alle sue vecchie radici e promuovere una “Italia disinteressata, ardita, antisocialista, anticlericale, antimonarchica”. Successivamente al 1925, anche se Martinetti continua una difesa dell’arte e dell’individuo, l’accostamento tra il futurismo e fascismo, appare via via sempre più evidente. 

Nel 1930, Marinetti sarà insignito da Mussolini con il titolo di Accademico d’Italia.