pittura
Faro
della pittura italiana del nostro secolo, Giacomo Balla può essere considerato
il primo punto di riferimento per alcuni dei membri del Movimento futurista;
all’inizio del novecento il suo studio è frequentato da Boccioni e Severini,
ai quali trasmette le nozioni delle pittura divisionista acquisita durante un
soggiorno a Parigi nel 1900.
La tecnica del colore puro dato a piccoli tocchi, o per piccoli punti, evidenzia
la sapiente resa della luce nelle prime opere del pittore, contrassegnate anche
dalla scelta di temi desunti dalle tante realtà che le nuove metropoli andavano
proponendo, come ad esempio le masse operaie o gli alienati relegati ai margini
della società (La giornata dell’operaio 1904; La pazza 1905).
Nel
1909 realizza La lampada ad arco, un’opera che, insieme alla contemporanea
adesione al Manifesto redatto da Marinetti, inaugura formalmente la stagione
futurista del pittore.
I miti della velocità e del movimento, principi cardine dell’estetica
futurista, trovano, in quadri come Bambina che corre sul balcone o Dinamismo di
un cane al guinzaglio, l’espressione più ortodossa che l’avanguardia
italiana andava proponendo in quegli anni; a tutto ciò giovarono anche gli
studi attenti che Balla rivolse alle sperimentazioni delle sequenze
cronografiche e fotodinamiche, le quali sezionavano il movimento di un oggetto
in un’analitica scansione delle stesse fasi che lo componevano.
La velocità simboleggia, per il pittore, anche l’effetto primario e più
immediato della tecnologia e del progresso che avanzano: automobile, treno,
aereo e mille altre innovazioni rappresentano il risvolto più positivo che la
nuova umanità oppone alla vecchia e ormai sterile cultura del passato; il mondo
va verso il futuro e non si deve più arrestarlo.
Con
il Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo, firmato assieme a
Depero nel 1915, Balla inizia un periodo
di ricerche sull’arte plastica, realizzata con diversi materiali (Velocità+Paesaggio)
e ripresa in seguito dal movimento dadaista e da alcune scuole di design in
Europa. La scultura, come anche la pittura, rappresenta in questi anni la volontà
dell’artista di sintetizzare il movimento in scattanti linee-forza, prive di
riferimenti reali e proprio per questo efficaci simboli di forze astratte che
governano l’intero universo (Canto patriottico in piazza di Siena).
Gli anni del primo dopoguerra portano l’artista a cimentarsi in diversi campi
quali il cinema, gli elementi di arredo ed altro ancora, senza arrestare però
la sua produzione pittorica, che a partire dal 1930 ritorna a prendere in
considerazione i temi figurativi degli anni che precedettero il Futurismo;
paesaggi, città, ritratti, ritrovano i loro connotati reali conservando ancora
quella adesione al dinamismo del colore e delle linee che negli anni passati
aveva fatto di Balla uno fra i pochi aggiornati esponenti dell’avanguardia
italiana. Solo recentemente l’artista ha visto celebrare degnamente il suo
talento di sperimentatore ed innovatore anche grazie alle retrospettive che gli
sono state dedicate negli Stati Uniti ed in Europa; sentiamo di sostenere che
questo ancora non può colmare le lacune scientifiche riguardo all’universo
moderno che Balla ci ha offerto.