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LA NUOVA SOCIALITA’: LA COMUNICAZIONE ELETTRONICA

              In passato, il contatto tra gli individui avveniva soprattutto in un ambiente fisico condiviso che dava la possibilità di comunicare con interlocutori ben determinati, e, tuttora, l’incontro fisico di più individui rappresenta lo strumento di base per creare una comunità.

              Tuttavia, già da anni, esistono forme di comunicazione atte a far nascere vere e proprie comunità prescindendo dal contatto de visu tra i singoli e da una realtà fisica, basandosi al contrario su un luogo virtuale accessibile per via telematica.

              Persone che s’incontrano virtualmente, discutono di problemi concreti, sia personali, sia di lavoro, fanno quattro chiacchiere o, semplicemente, giocano insieme; persone che, usufruendo degli strumenti telematici, arrivano a conoscersi a fondo, si coinvolgono emotivamente e ciò senza che nella maggior parte dei casi si siano mai incontrate fisicamente.

          Oggi comunichiamo sempre di più grazie a mezzi elettronici e non con il confronto diretto; l’invenzione del telefono ha rappresentato, in questo senso, la prima grande trasformazione provocando il passaggio da un tipo di scambio intimo a uno più distante, oggi diffuso ovunque.

             Il Personal Computer costituisce l’ulteriore evoluzione nell’ambito della comunicazione elettronica, una comunicazione nella quale l’Altro non è visibile, nella quale viene meno il feedback immediato dei movimenti facciali e oculari, nella quale non è possibile ascoltare il tono di voce dell’Altro.

              I rapporti sociali nel cyberspazio sono tuttora prevalentemente affidati alla comunicazione scritta.

             Gli studi sociologi finora svolti concordano nell’evidenziare che il cyberspazio ha, nei confronti dei suoi frequentatori, un effetto disinibente, proprio perché, mancando il contatto faccia a faccia, risulta più facile per le persone proporsi, non correndo il rischio di essere discriminati per il proprio aspetto fisico, per il proprio modo di vestire e di muoversi o, al limite, per la propria appartenenza etnica.

          Inoltre l’accettazione all’interno di queste comunità implica un tipo di conoscenza degli altri profondamente diversa rispetto a quella tradizionale. In questo senso basti pensare ai casi di mistificazione dell’identità.

              Per supplire alla mancanza di informazioni non verbali si sono comunque sviluppate tecniche specifiche; ad esempio gli “emoticons”, simboli convenzionali adatti alla comunicazione scritta, da interpretare, come la faccina triste  :-( o quella che sorride  :-).