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commento di Sossio Giametta sul superuomo

Il "superuomo", insieme alla concezione dell'"eterno ritorno", a quella della grande politica, in genere all'avvenirismo di Nietzsche, è quello che io chiamo il "Gestell", con una parola heideggeriana, cioè l'"impalcatura", del pensiero nietzscheano. In un primo momento il filosofo si è scagliato contro la filosofia, in particolare contro la metafisica, ma una volta abbattute queste cose, gli è rimasto un vuoto da colmare e si è rifatto a queste figure, a questi miti. Per me si tratta di cattivi miti. Il "superuomo", o, come molti lo chiamano l'"oltreuomo", ha molti significati. In generale il termine indica l'uomo che ha superato questa dicotomia del bene e del male, l'uomo che è capace di affermare la vita, è capace dell'affermazione pura, di "dir di sì alla vita", dice Mazzino Montinari. Quello di Nietzsche è il sì di un poeta che nel suo afflato cosmico pareggia, per così dire, il volo dell'universo. E' l'affermazione pura, è un'utopia perché in Nietzsche soprattutto c'era un interiore elemento poetico che ha sconquassato poi anche il suo pensiero, lo ha reso anche enigmatico - infatti le interpretazioni non finiscono mai e sono molto diverse l'una dall'altra. In quanto proviene dalla sua fondamentale ispirazione poetica, il "superuomo" è un'utopia positiva, poetica a sua volta. Ma il fatto è che il "superuomo" proviene purtroppo anche da una debolezza caratteristica di Nietzsche, cioè dal fatto che era un ipersensibile, incapace di sopportare l'uomo così com'è, nel suo bene e nel suo male, nelle sue miserie, di tanti se non di tutti. Allora ha concepito per debolezza, non per forza, questa figura del superuomo. Lui, soprattutto nella prima parte di Così parlò Zarathustra, ha sempre parlato del "superuomo" come di una speranza dell'avvenire. Qui bisogna considerare che era l'epoca del darwinismo nelle scienze, dell'evoluzionismo di Lamarck e di Darwin ed anche l'epoca del divenire hegeliano. Nietzsche stesso ha concepito l'uomo come un ponte verso il "superuomo", dunque come una forma che potesse essere superata. Egli dice, per esempio, in Così parlò Zarathustra : "Che cos'è la scimmia? Una dolorosa risata, è una vergogna", eccetera. "Eravamo vermi e siamo diventati uomini, c'è ancora nell'uomo tanto del verme"-, così l'uomo era una corda tesa tra, diciamo, la scimmia e il "superuomo". Secondo lui bisognava superare i confini della specie, addirittura, e sfociare in questa forma superiore che è il "superuomo". Purtroppo tutte queste cose avevano dei riscontri storici, che molti non colgono: era l'epoca che portava queste cose, non solo nel senso culturale, ma anche nel senso politico.