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PROGETTO PER L’INTRODUZIONE DI UNA NUOVA DISCIPLINA, DENOMINATA

T.I.C. 

(TECNOLOGIE DELL’INFORMAZIONE E DELLA COMUNICAZIONE)
NELLE CLASSI 1^ 1^B (SEDE DI INVERUNO) CON PROSIEGUO NELLE RISPETTIVE FUTURE CLASSI SECONDE E NELLE CLASSI SECONDE DELLA SEDE COORDINATA DI ABBIATEGRASSO

 

  Premessa 

 

1.    Nella primavera del 1997 la Commissione dei Saggi, impegnata ad individuare i campi del sapere con cui la scuola deve confrontarsi, pena la perdita di ogni efficacia e credibilità come agenzia formativa per le nuove generazioni, ha riconosciuto, a fianco delle discipline tradizionalmente deputate alla formazione della persona, una serie di nuovi saperi il cui apprendimento e la cui padronanza in ambito scolastico appaiono di grande rilevanza. Tra questi nuovi saperi si segnalano i linguaggi multimediali per la “possibilità che forniscono di potenziare le capacità umane.

In conformità a queste indicazioni, il Ministero della Pubblica Istruzione ha promosso il Programma per lo Sviluppo delle tecnologie didattiche che si è articolato in due distinte iniziative, denominate rispettivamente “Progetto 1A: Unità operativa per i docenti” e “Progetto 1B: Multimedialità in classe”.

Successivamente è stata elaborata una “Ipotesi di sperimentazione da attuare nei primi due anni di scuola secondaria superiore” che propone di introdurre “a pieno titolo” nei programmi degli indirizzi dell’istruzione Tecnica e Professionale una nuova disciplina denominata TIC, ovvero Tecnologia dell’informazione e della comunicazione.

Per cui chiarito che tale materia è già presente nei programmi degli Istituti professionali che attuano la sperimentazione dell’autonomia con il Progetto “2002”, occorre precisare che non si tratta di una disciplina marginale, tutt’altro. Infatti essa, là dove esiste, è inserita tra le discipline dell’area dell’equivalenza, cioè proprio di quelle chiamate a costruire le basi su cui poggiare tutte le altre esperienze formative e non.

Recentemente si è tenuta una Conferenza Nazionale sul tema “Il Piano di Azione per lo Sviluppo della Società dell’Informazione. Un Progetto per l’Italia” nel corso della quale è stata evidenziata l’importanza di favorire lo sviluppo di servizi multimediali e l’arretratezza dell’Italia, rispetto agli altri paesi occidentali, relativamente all’alfabetizzazione informatica e all’educazione verso nuovi tipi di accesso a fonti informative.

2.    La scarsa padronanza che le nuove generazioni (in particolare quelle che provengono da ambienti sociali e familiari culturalmente più poveri) hanno dei linguaggi simbolici, come la lingua scritta, è sicuramente all’origine della maggior parte delle difficoltà che gli studenti incontrano in ambito scolastico ed è spesso causa di insuccesso. Il mancato o incompleto apprendimento in numerosi casi è dovuto non a carenze cognitive strutturali, ma al fatto che una parte consistente dell’apprendimento, poiché passa attraverso la parola dell’insegnante e del libro, richiede capacità di astrazione e simbolizzazione che spesso i ragazzi non possiedono o possiedono solo parzialmente.

Essi però hanno grande confidenza con il linguaggio visivo: il loro mondo è fatto di immagini, da quelle della televisione a quelle della pubblicità, da quelle del cinema a quelle dei videogiochi. Utilizzare in modo consapevole ed intelligente anche quel linguaggio più familiare e più “concreto” (perché capace di riprodurre, anche se solo virtualmente, la realtà) è un modo per dare una motivazione più solida ai processi di apprendimento, soprattutto quando appaiono più difficili e compromessi.  L’ingresso della multimedialità nella scuola è un’occasione per aggiornare le modalità di insegnamento (contenuti, mappe concettuali, modalità di trasmissione) e dei processi di apprendimento (acquisizione di un approccio problematico al sapere, capacità di utilizzare con profitto strutture ipertestuali, capacità di sintetizzare e di organizzare in una mappa logica le informazioni, nonché di supportarle con immagini e suoni coerenti, nell’ambito di una efficace strategia comunicativa che valorizzi il lavoro di ricerca fatto).

3.    Il volume di informazioni esistenti su base elettronica ha già superato quello registrato a livello cartaceo e si stima che esso raddoppi all’incirca ogni due anni: questa sola constatazione suggerisce di aggiornare le strategie di alfabetizzazione.

Continua ...