Storia La riforma della chiesa
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Nel XI secolo la simbiosi regno-sacerdozio divenne un problema:
Il problema di fondo stava nella moltiplicazione stessa delle chiese (che la rendeva di difficile controllo) e troppo ricche (quindi oggetto di vari appetiti). La difesa del patrimonio ecclesiastico tramite il concetto della sua sacralità, scemò con l'indebolirsi del potere regio. D'altronde lo sfruttamento delle chiese era inserito nello stesso ordinamento ecclesiastico che concedeva a re, vescovi e signori di cedere le chiese ad amici e parenti. Il disordine nella chiesa non fu accettato dalla autorità e dalla chiesa stesso e da parte del Laicato la reazione fu precoce nei monasteri (es. movimento cluniacense e movimento eremitico). Nello sviluppo di tali tendenze riformatrici nacque l’esigenza di un coordinamento unitario si aprì perciò una nuova possibilità per il Papato giacché i monasteri per rivendicare la propria indipendenza si collegarono direttamente a Roma saltando la mediazione vescovile ma finché il papato fu egemonizzato dall’aristocrazia romana e dai suoi interessi, esso non poteva mettersi alla testa del movimento riformatore. Fu attraverso l’intervento dell’Impero che il movimento riformatore si impadronì del papato prima con tentativi sporadici da Ottone I a Ottone III:
Tale decreto affermava l’indipendenza di Roma dal potere secolare ignorando il privilegio del controllo imperiale. Si proibì inoltre ai clerici di ricevere investiture laiche senza il consenso del vescovo. Roma si era messa a capo del movimento riformatore ma ciò metteva in crisi l’assetto del potere imperiale che si fondava sulla fedeltà dei vescovi e sul possibilità di incidere sulle loro azioni. Si formarono così due schieramenti che si manifestarono con elezione di due papi, uno appoggiato ai vescovi longobardi e l’altro dall’aristocrazia romana. Il papa riformatore Anselmo da Baggio con il nome di Alessandro II fu confermato grazie all’intervento normanno. Il culmine dello scontro si ebbe nel 1073 quando salì al soglio pontificio il monaco benedettino Ildebrando con il nome di Gregorio settimo che intervenne con scomuniche e divieti scavalcando i vescovi non riformatori, ma quando nel 1075 proibì l’investitura regia dei vescovi e allora ruppe con l’impero. L’imperatore Enrico IV con un assemblea di vescovi tedeschi e italiani a Piacenza dichiarò il papa deposto. Il papa scomunicò e depose l’imperatore. Nel 1077 Enrico si umilia e riconciliandosi con il papa tuttavia il progetto di Gregorio diventa quello di una ristrutturazione dei poteri spirituali e temporali intorno alla chiesa. Si giunse nel 1122 ad un accordo fra il papa Callisto II e l’imperatore Enrico V “accordo di Worms”, questo prevedeva in Germania l’elezione dei vescovi e degli abati alla presenza del Re, il re poi investiva il vescovo del potere temporale relativo alla chiesa. Tale accordo in effetti sanciva:
È in questa realtà, densa di contraddizioni ma piena di nuovi sviluppi, che si colloca la fondazione nel 1098 del monastero di Citeaux da cui si dipartì quella grande “fondazione” europea di cenobi che fu il movimento cistercense. |
Orrone di Frisinga, fu monaco e poi abate di Morimond in Borgogna. A lui si deve la diffusione dell'Ordine Cistercense nell'est Europa.
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