Il problema del lavoro e l'economia cistercense

 

Una rappresentazione grafica di un’abbazia e dei vari edifici che l’affiancavano è il cosiddetto "piano di San Gallo" che costituisce la più antica testimonianza di "architettura per il lavoro", esso ricorda l’esistenza all’interno del monastero di ben 2500 mansioni per la produzione di tutti i beni necessari. Il lato destro dell’abbazia è riservato alle attività artigianali e agricole; vi si susseguono la grangia agricola con al centro la corte, le officine di cordonai, sellai, orefici, fabbri, gualcherai e di seguito, in un unico edificio, il mulino, l’essicatoio, i granai, la fabbrica di botti, le scuderie e le stalle. Sul fianco sinistro, accanto alla cucina, vi sono gli edifici della panetteria, della birreria e la cantina. Vi è poi un corpo di fabbrica contiguo alla cucina destinato alla pulizia del pesce, la cui produzione doveva essere abbondante grazie a consolidati sistemi d’allevamento.

Alla metà del XII sec. la storia del monachesimo era divisa in due filoni che si fronteggiavano. Da un lato era rimasto un tipo di vita cenobitica che si concentrava in città monastiche sempre più grandi e dove lo spazio era insufficiente a ospitare un numero di monaci in crescita; è ben noto il caso di Cluny che, a partire dal 1088, con lavori grandiosi di ampliamento che coinvolsero la chiesa e gli edifici monastici, fu riformulata nella sua terza edizione. L’organizzazione quotidiana di essa richiedeva la presenza di molti addetti, che con le loro famiglie e i monaci facevano di Cluny un importante centro abitativo, gravando in modo rilevante sulle finanze dell’abbazia.

Dall’altro, a questo tipo di vita si erano opposte le varie riforme monastiche che tra l’Xl e il XII sec., avevano concretizzato sistemi organizzativi e di rapporti sociali diversi (a recupero delle origini del movimento monastico).

Il grande successo economico dell’ordine sorprese anche i Cistercensi che si impegnarono in spiegazioni etiche e teologiche del lavoro monastico; le testimonianze della prima Cîteaux mostrano problemi di insediamento, in una zona malsana descritta con tinte fosche; in realtà, la zona doveva essere adatta all’insediamento, le cui fasi tecniche furono assistite dal duca Oddone di Borgogna, che donò terre, bestiame e una vigna, lontana dal monastero. Le acquisizioni di terreni non contigui all’abbazia aumentarono con Stefano Harding: Cîteaux, grazie a una serie di donazioni, si pone al centro di molti possedimenti.

I testi relativi alle prime fasi della comunità cistercense, le regole che ne scandivano la vita e quelle che venivano elaborate in rapporto alle varie esigenze sono state oggetto di dibattiti che riguardavano i loro rapporti cronologici e i luoghi di redazione. L’insieme delle norme che erano promulgate e che spesso costituivano emendamenti o precisazioni di decisioni anteriori portarono nel 1202 all’elaborazione di un testo, il "Libellus definitionum"; i brani fondamentali relativi al problema delle attività economiche dei Cistercensi e dei mezzi e strutture per attuarle sono contenuti nell’Exordium Cistercii, le prime codificazioni note costituiscono una raccolta di tutte le decisioni prese in quel momento e sono un’importante testimonianza dei primi sistemi di conduzione economica. Il concetto espresso da S. Paolo" chi non vuole lavorare neppure mangi" venne  ripreso da S. Bernardo insieme alle indicazioni di tre settori d’attività: l’artigianato, l’agricoltura, l’allevamento, seguito dall’elenco delle proprietà ammesse: in primo luogo le acque poi vigne pascoli e terre, il cui unico requisito è di essere lontani da centri abitati. Escluse dall’economia cistercense sono quelle fonti economiche produttrici di redditi indiretti, cioè non derivanti dal proprio impegno diretto (es. decime, affitti). Punto essenziale è la liceità dell’istituto della grangia, struttura fisica e organizzativa, delegata alla messa a reddito delle terre dell’abbazia, di conduzione dei conversi. Grangia è il termine latino che si usa per indicare il luogo dove si conserva il grano, ma che indica anche il complesso degli edifici costituenti la struttura agricola e l’insieme della proprietà agraria. La grangia è una struttura collegata alla domus inferior e da essa dipende: un magazzino che appartiene a questo complesso di edifici o una costruzione al centro di proprietà non direttamente collegate alla domus inferior, dove però il soggiorno dei conversi e del procuratore era limitato al massimo.

Il lavoro del monaco era condizionato dalla Regola che imponeva di non allontanarsi dal monastero, se non per brevi periodi; i conversi avevano invece solo l’obbligo di ritornare all’abbazia nei giorni festivi. La mobilità tra i gruppi era molto limitata, per esempio il converso che aveva pronunciato i voti non poteva diventare monaco. Nel 1134 fu affrontata una distinzione del lavoro nell’ambito del monastero in settori: l’agricoltura, l’allevamento, i vari servizi del monastero (cucina, infermeria, cantina, scriptorium) e l’artigianato che comprendeva calzolai, tessitori, pellai, fabbri, muratore e mugnai; in seguito vennero applicate divisioni gerarchiche tra maestro e assistenti. Vi erano i magistn che costituivano una posizione intermediaria con responsabilità nella produzione e nell’addestramento; a essi erano riservate alcune facoltà, come quella di rompere la regola del silenzio che governava le varie attività (per parlare ai propri collaboratori era necessario fare un segno ed aspettare di essere visto), ma la normativa sul silenzio si andò sempre più attenuando, soprattutto nei lavori che necessitavano di comunicazioni tempestive, essa rimase presente solo nel lavoro dello scriptorium.

 

Anche le prescrizioni sul cibo e sull’abbigliamento si modificarono in relazione ai tipi di lavoro che richiedevano vesti più comode. Vennero poi fatte prescrizioni che riguardavano i divieti di servirsi dei parenti dei monaci e di ragazzi inferiori a 12 anni in alcuni lavori. Non vennero però inclusi gli schiavi saraceni, la cui questione è raramente affrontata dagli storici dell’Ordine. Non vi sono indicazioni sui luoghi dove si praticava la vendita dei Saraceni, è però probabile che nelle zone dell’Andalusia la pratica di usare schiavi fosse tutt’altro che rara. Lo prova un documento del XIII sec. "Genealogia Sarracenorum Sancte Marie de Superaddi" dell’abbazia spagnola di Sobrado, in cui vi è un elenco genealogico di tre generazioni di schiavi al servizio dell’abbazia. L’elenco indica per alcuni anche il settore di lavoro ed era finalizzato a fissare il carattere servile anche della discendenza, questo permise di aumentare il numero di schiavi senza ricorrere ad acquistarli.

La prima parte del "Libellus definitorium" raccoglie le norme per la costruzione delle grange e consente di vedere l’evoluzione di queste strutture nel XII secolo, Il problema era di fissare la distanza minima di due leghe borgognone tra grange di diverse abbazie. In alcuni casi il problema era risolto con la cessione di beni di una all’altra, ma non sempre era possibile trovare una soluzione; lo prova il caso delle grange di S. Maria di Ponza e S. Spirito di Zannone nelle isole Pontine, fra il 1263 e 1294 soggette a liti provocate per la delimitazione delle aree di pesca; la lite fu risolta con l’abbandono di Zannone e il suo trasferimento a Gaeta.

Il punto 24 vietò la costruzione di altari nelle grange a cui ci si oppose e nel 1255 il Papa Alessandro IV autorizzò la celebrazione di messe nelle grange e quindi la presenza di altari.

Il punto 25 vietò di creare cimiteri nella grangia; la norma 26 prevede che i monaci non dormano nelle case urbane dipendenti dall’Ordine, in Germania il fenomeno è considerevole e spesso nelle città più grandi, la funzione delle case urbane non era solo di vendita dei prodotti monastici ma di acquisto di prodotti alimentari (es.  in Inghilterra si acquistavano aringhe) di grande importanza alla dieta monastica.

Quanto alla norma che prevedeva che le proprietà fossero lontane dai centri monastici, vi furono molte inosservanze, gli abati, infatti, procedevano in contrasto con le norme dell’Ordine e molte grange furono così fondate vicino a centri abitati. Alcune testimonianze, per lo più inglesi dicono che i Cistercensi distrussero villaggi e chiese per piantare frumento e fecero spostare abitanti per trasformare villaggi in grange, l’operazione non era indolore e i contadini sfrattati si vendicarono distruggendo le grange. Le norme imponevano il divieto di redditi indiretti come quelli del regime feudale di Cluny fondato su decime e affitti; nel 1208 si conseguì la cessione in affitto di terre in cambio di metà del loro prodotto e comunque di terre poco fertili o lontane dall’abbazia: le cessioni finirono per essere più ampie accettando decime e redditi indiretti.

Il "Conductus domus sapienter staurate" redatto dall’abate Stefano di Lexington nel 1230 è un testo ricco di notizie per ricostruire l’amministrazione economica di un’Abbazia cistercense. Savigny, fondata in Normandia neI 1112 era al centro di una congregazione che nel 1147 aderì all’ordine cistercense con 30 affiliazioni entrando in linea dì Clairvaux e per questo ebbe privilegi come il possesso di beni infeudali.

Nel Conductus viene proposta un’organizzazione dove l’abate e il celleraio dovevano prevedere un programma di richieste per tutti i viveri necessari; ogni trimestre le grange e le officine venivano ispezionate, veniva esaminata la situazione e la condotta delle persone che vi risiedevano e la resa economica. I responsabili della grangia dovevano almeno 4 volte al giorno riferire alla sede dell’abbazia la loro situazione della grangia. Il celleraio doveva annotare i proventi e due volte all’anno registrare il numero dei capi di bestiame e l’inventario delle dotazioni delle singole strutture.

In parallelo a un impegno così attivo nel campo del lavoro, l’Ordine elaborò una rilevante serie di scritti sul tema della necessità della vita attiva nel quadro dell’organizzazione monastica. Gli scrittori cistercensi non furono insensibili al problema del lavoro e vari furono gli interventi dedicati al tema all’interno di prediche, letture trattati. Ambito principale della discussione è quella della polemica con Cluny; Bernardo nel 1119, entrato nell’ordine cistercense, con la famosa Apologia, fu uno dei primi a scendere in campo. Il lavoro manuale ha, secondo Bernardo, lo stesso valore del silenzio, del canto dei salmi, dei digiuni e della purezza della carne per conseguire la completezza della vita monastica. Vari e articolati sono gli interventi di Bernardo sul ruolo del lavoro. Ad esempio, nei sermoni sul Salmo 90 si indica che i monaci non devono concentrarsi sulla vita materiale, ma, vivendo in povertà, devono confidare nella provvidenza divina, senza indulgere alla ricerca dei beni materiali. Nell’elogio funebre del fratello Gerardo, Bernardo descrive con ammirazione sincera la personalità di un monaco esperto e con notevoli competenze in vari settori del lavoro. Un obbligo importante era quello di guadagnarsi il pane con il proprio lavoro per non derubare i poveri inabili al lavoro, perché a colui che si lascia nutrire dagli altri non serviranno preghiere. È quindi necessario rinunciare al consumismo e dare benefici a bisognosi e sofferenti. Secondo la massima biblica, infatti, dà maggior piacere dare che prendere e fu questo a spingere i monaci in impegni sociali e caritativi.