Lo stile "gotico", caratterizzato dall’ "ogiva" (o arco spezzato al centro e reso acuto dai due fianchi che si ricongiungono elevandolo), è caratteristico di quasi tutte le costruzioni sacre o profane dell’Europa dal secolo XII al secolo XV, più diffuso nel nord, dove era nato, meno diffuso e di durata breve in Italia, terra classica dello stile romanico e culla dello stile classico rinascimentale. Gli architetti del Rinascimento chiamarono "gotico" quello stile straniero che cercava di imporsi alla linea tradizionale dei monumenti romani di cui era ricca l’Italia. Oggi il gotico è giudicato senza queste prevenzioni e si è più propensi a scoprirne l’interna bellezza.

Lo stile gotico è uno stile che eleva, nessuno può sottrarsi a quelle emozioni spirituali, alla suggestione potente dello slancio verticale delle linee e alla luminosità.

Il romanico è lo stile della meditazione, il gotico è lo stile dello slancio. L’architettura gotica ha un’origine monastica cistercense anche in Francia, la patria dello stile ogivale. Morimondo è di origine monastica ed è uno dei primi esempi di architettura gotica in Italia, importato dalla Francia. Le Chiese abbaziali precedettero le cattedrali. Morimondo, vetrata artistica del secolo XV L’arte monastica durò quanto il medioevo, anzi gli sopravvisse. Tra il 1100 e il 1200 in Francia c’è un fervore insolito nelle costruzioni delle Chiese.

L’architettura gotica cistercense è chiamata ancora "borgognona" dalla Borgogna dove sorsero le prime abbazie dell’Ordine. Fra gli elementi di sicura origine borgognona che i cistercensi fecero propri sono da ricordare le mensole di diverse fogge che ricevevano di solito le ogive delle volte che terminavano un elemento aggiunto del pilastro a differente livello dal suolo. Anche l’impiego di questo modulo deve aver avuto presso i monaci una ragione di ordine economico, di risparmio di materiale e di maggior utilizzazione dello spazio per permettere, ad esempio, l’appoggio del coro dei monaci nelle navata centrale.

L’architettura monastica in generale si basa sempre su ragioni pratiche, non soltanto estetiche o ideali; così anche l’architettura cistercense. Ragioni pratiche che erano suggerite e dovevano corrispondere al modo di vita stabilito dalla propria osservanza religiosa. La riforma cistercense era sorta come reazione all’agiatezza e a certe delicate consuetudini che si erano introdotte a Cluny e persino alla magnificenza e allo splendore delle Chiese. S. Bernardo volle escludere dalle sue Chiese pitture, sculture e tanto più i ricchi pavimenti istoriati e multicolori. A Cîteaux, come madre dell’Ordine, si conduceva una vita così povera che si capisce bene quale parte potevano avere l’arte e l’estetica.