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Aspetti della cultura religiosa fra X e XI secolo
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Alla fine dell'alto medioevo l'esperienza religiosa cristiana si diversifica. Si sviluppa una ricchezza di forme d'interpretazione del simbolismo cristiano che si distingue tra loro anche sul piano istituzionale secondo le forme e le consuetudini di determinate comunità monastiche. In questo arco di tempo gli sviluppi culturali espressero modi diversi di vivere la condizione umana. Il più imponente sviluppo è rappresentata dal movimento cluniacense nato dalla riforma monastica compiuta da Benettetto d'Aniane in età carolingia. Questa si richiamava alla regola di Benedetto di Norcia ma modificava l'equilibrio nella regola fra lavoro, preghiera privata, e collettiva disciplinando la vita liturgica e accentuando il significato comunitario. Nel 909 Guglielmo I d'Aquitania e l'abate Bernone fondarono nella zona di Macon il monastero di Cluny, la comunità monastica si attenne alla tradizione liturgica di Benedetto di Aniane sviluppandola interamente con la recitazione collettiva dei salmi. Gli aspetti più importanti di questa comunità erano: la decorazione e la cultura letteraria in quest'ultima significativi furono gli iscritti di Oddone, successore di Bernone a Cluny per la sua insistenza nel contrapporre alla perversità dilagante nel mondo la stirpe dei buoni e nell'individuazione del più ristretto gruppo del "Viri perfecti" nel gruppo dei "Viri spirituales": i monaci che si sottoponevano a una disciplina comune. Nella seconda metà del X secolo l'organizzazione monastica diretta da Cluny divenne la prima grande congregazione di Cenobi articolati in abbazie e priorati. Durante il lungo abbaziato di Odilone, successore di Maiolo a Cluny, l'abbazia era ormai al centro dell'attenzione religiosa e politica di gran parte d'Europa. La sua molteplice attività consisteva nel riformare e formare monasteri e in uno di questi, in particolare nel monastero della Trinità in Fecamp, divenne abate uno dei discepoli di Odilone, Giovanni detto appunto di Fecamp. La presenza di simili abati in contesti riformatori conferisce alla comunità monastica un tono nuovo infatti rivela nelle élites culturali processi evolutivi capaci di penetrare di sé tutto un ordinamento e destinati a grande sviluppo per il giorno in cui il laicato vorrà costruire un suo proprio linguaggio Arrivati al culmine dello sviluppo del movimento cluniacense fra il IX e X secolo, essendosi esaurita la disciplina militare del regno carolingio d'Italia, si ebbe la fine dello splendore ecclesiastico e culturale dell'abbazia e così a causa anche delle invasione saracene gli abati furono costretti a circondarsi di milites propri. Così avvenne nel monastero di San Michele dove gli influssi cluniacensi si incontrarono con quelli eremitici ma ciò non voleva dire la riduzione della cultura del tempo ad uno schema uniforme ma lo sviluppo di un nuovo movimento eremitico sviluppatosi tra il X e XI secolo ma che in realtà non si era mai spento nella cristianità. Questo movimento si sviluppa anche in Italia dove ebbe un suo centro con San Romualdo a Ravenna. Da quanto detto le esperienze religiose esprimono la necessità di un ritorno a una religiosità rifiutando il connubio religioso/sacerdozio, infatti al suo interno vediamo il manifestarsi della riforma. |
Abbazia di Cluny II, ricostruzione dell'esterno. Abbazia prima del 1088
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