Non vi erano titoli di
studio precedenti che costituissero titolo per iscriversi alla università.Occorreva
tuttavia:
- per ottenere
l'immatricolazione pagare una tassa e pronunciare un giuramento di
fedeltà all'istituzione e di rinuncia ad ogni tipo di vendetta per
possibili ingiustizie subite,
- associarsi
obbligatoriamente ad un maestro che teneva corsi di studio e preparava agli esami.
La maggior parte degli studenti
universitari non completava il ciclo di studi. Il titolo di studio
minore era quello di baccelliere che si otteneva con tre
o quattro anni di studio, il grado superiore di maestro delle arti
ne richiedeva almeno due in più.
L'università rivendicava il diritto di
concedere la licenza per l'insegnamento, la chiesa opponeva una forte resistenza perchè
l'università divenne anche la sede dell'elaborazione delle dottrine
religiose e della formazione degli intellettuali. Ciò che la
gerarchia della Chiesa temeva era la divulgazione di testi e
dottrine non controllate.
Con l'università nacque una nuova
professione, quella dei lavoratori intellettuali, gli
insegnanti rivendicavano la qualità più nobile del loro lavoro
rispetto a quello manuale, dice di sè Abelardo, insegnante parigino
del XII secolo:
" In verità, allora fu proprio
l'estrema povertà in cui vivevo che mi indusse ad aprire una scuola
...per lavorare la terra non avevo le forze, a mendicare mi
vergognavo, e così, ricorrendo all'unica arte che conoscevo, invece
di lavorare con le mani misi a frutto la fatica della lingua "
Difficile fu anche
stabilire la retribuzione dell'attività d'insegnamento: se la
scienza , come ogni sapere, è cosa di Dio, non può essere venduta,
perchè deve essere orientata verso la conoscenza di Dio, tuttavia si
può ricompensare la fatica di chi insegna.