Il
potere del papa e quello dell'imperatore, uno religioso, l'altro
politico, avrebbero dovuto collaborare verso un obiettivo
comune.
La divisione dei poteri fra papa ed imperatore non era però
facilmente attuabile, ad esempio, i vescovi feudatari, dovevano
obbedienza all'imperatore, che aveva concesso loro il feudo o al papa
da cui dipendevano nella gerarchia ecclesiastica.
Nel
secolo XI e XII, la disputa riguardò la lotta per le investiture,
che doveva stabilire quale delle due autorità dovesse nominare i
vescovi a capo delle diocesi. Infatti il vescovo, oltre ad assumere
un importante carica ecclesiastica, diventava titolare di un feudo,
investitura che spettava all'imperatore.
L'Imperatore
Ottone I (936 -973 ) aveva esteso la pratica di concedere feudi agli
ecclesiastici per raggirare il "capitolare
di Quierzy ", nel quale veniva sancita l'ereditarietà dei
feudi. I vescovi diventavano in questo modo dei " funzionari
" del re che detenevano il controllo politico, amministrativo e
giudiziario dei territori a loro assegnati.
Diventava
importante per l'Imperatore avere il diritto alla nomina dei vescovi
per scegliere "vassalli" a lui fedeli ed obbedienti.
La
Chiesa reagì a questa pretesa: