Per quanto riguarda
l'estrazione dei metalli, dopo un periodo di abbandono, riprese
vigore intorno al mille. Nel XII secolo è testimoniato l'uso del
carbon fossile per il riscaldamento in Germania e in Inghilterra,
mentre le miniere dell'Elba e della Sardegna erano attive come quelle
delle regioni dell'Europa centrale.
Tuttavia
solo nel trecento si raggiunse lo sviluppo tecnologico a cui già
erano pervenuti etruschi e romani grazie anche all'utilizzo dei mezzi
meccanici in sostituzione delle braccia umane per scavare gallerie e
estrarre le acque dal fondo.
Ai
tempi di Carlo Magno, gli Arabi avevano ottenuto il possesso delle
grandi miniere spagnole e non sappiamo se le monete, che vennero
coniate dai carolingi e dai sovrani inglesi fossero ricavate da
metalli antichi o da nuove estrazioni.
Il successivo spostamento
dell’attività mineraria nelle zone dei minatori sassoni
dell’Europa centrale, fu causata dall’allontanamento della Spagna
dal mondo cristiano. I documenti pervenutici confermano che
l’attrezzatura utilizzata in miniera non era molto diversa da
quella dei periodi più antichi.
E’ stato affermato che
la lavorazione dei metalli subì una forte caduta, un declino, che
dall’Impero Romano D’Occidente, si protrasse fino nell’alto
Medioevo.
Per
oltre duemila anni la tecnica siderurgica non subisce mutamenti
significativi.
E'
l'invenzione del mulino che consente di concentrare la potenza grazie
all'impiego dell'energia idrica che segna il punto di svolta fra la
tecnica antica e quella moderna.
A
partire dal XIII secolo è possibile applicare l'energia idraulica a
grandi mantici, vengono così costruiti i primi altoforni,
forni cioè a dimensioni maggiori, in cui si raggiungono temperature
molto più elevate in grado di portare il ferro allo stato liquido e
di sciogliere il carbonio.
Il
metallo così fuso passando attraverso il carbone ardente
contenuto nella parte più bassa del forno, ne scioglie una parte e
forma una massa liquida costituita da una soluzione di carbonio nel
ferro: nasce così la ghisa.
Di
questo materiale si servivano, a partire dal XIV secolo, gli
artigiani più modesti, che giravano di paese in paese montando nelle
piazze i loro forni rudimentali ( un crogiolo,dei mantici , un tubo
di ghisa con funzione di camino del crogiolo) in cui
producevano al momento fornelli a braciere, pentoli, alari, stemmi ed
altri piccoli oggetti di arredamento.
Il ferro fu il metallo che fu utilizzato
con maggiore continuità, in quanto v’era sempre una benché minima
richiesta di arnesi e utensili prodotti con il medesimo metallo. I
metodi per la lavorazione di quest’ultimo che fin dal principio
venivano usati dai Romani, passarono nelle mani dei Merovingi (le
tecniche più usate, restarono comunque quelle degli Arabi e dei
Bizantini). Durante il regno di Carlo Magno si cominciò ad
apprezzare in modo particolare l’uso delle armature, fu così che
il fabbro medievale si trasformò principalmente in armaiolo, tanto
da poter misurare le capacità e qualità di tali, in base alla
protezione che offrivano,che era
dovuta a sua volta nel metodo di interciamento delle lamine.
Gli
attrezzi di ferro del medioevo includevano gli arnesi del
contadino, dell’artigiano, del soldato.
Nuovo fu l’utilizzo
della pompa idraulica per la produzione di fili di ferro.
Più tardi si produssero
oggetti di minor costo in rame decorato, seguite in fabbriche laiche
da artigiani, i quali portarono la loro arte in nuove località,
stimolando la domanda con l’introduzione dei loro prodotti. La
fusione dell’oro e del bronzo continuò senza interruzioni dal
periodo Romano. Tuttavia nonostante le nuove tecniche, la moneta in
circolazione si era ridotta da quella d’oro a una piccola d’argento.
Durante la guerra dei cent’anni, si cominciarono ad usare i metalli
per la produzione delle prime armi
da fuoco, che nascevano parallelamente alle ormai già ben note di
spade e armature. Risultava così evidente che l’arte medievale era
destinata a sparire (le sorti delle battaglie venivano discusse non
dal numero di uomini, ma dal tipo di armi e dalla conoscenza della
metallurgia).