Nell’Islam esistevano due generi di
scienze: le scienze islamiche, basate sul Corano, sulla legge
islamica e sulle tradizioni musulmane, e le scienze straniere,
comprendenti la scienza e la filosofia naturale dell’antica Grecia.
Per più di quattro o cinque secoli, molti studiosi appartenenti alla
società islamica assorbirono la scienza e la filosofia naturale
greche e le integrarono con propri contributi.

La
filosofia naturale era studiata e applicata dai filosofi, la loro
concezione del mondo si fondava, in gran parte, sugli scritti di
Aristotele e su alcuni testi neoplatonici attribuiti ad Aristotele.
La filosofia naturale greca svolse, nell’islam, un ruolo di maggior
rilievo quando fu strettamente collegata al “Kalam” vale a dire
“un’indagine su Dio, sul mondo come creazione di Dio, e sull’uomo
come creatura speciale posta da Dio nel mondo con dei doveri verso il
suo creatore “ afferma Sabra, uno dei maggiori storici della
scienza islamica. I mutakallimun, come venivano collettivamente
chiamati coloro che praticavano il Kalam, cercavano di trovare
dei sostegni alla verità rilevata e di conciliarla con la
razionalità utilizzando la filosofia greca mai comunque studiata per
se stessa, ma come sostegno all’interpretazione religiosa .
Se consideriamo i mutakallium come teologi, possiamo dire che
almeno alcuni teologi musulmani attinsero alla filosofia greca, anche
se la maggior parte di loro avrebbe considerato come blasfema l’idea
stessa che la filosofia greca fosse necessaria per difendere l’islam
e il Corano.
Filosofia e filosofia naturale erano spesso argomenti messi al bando
nel pensiero musulmano. Molti dei più insigni scienziati e filosofi
naturali musulmani, da al-Biruni, ad Avicenna e Alhazen, lavoravano
sotto la protezione dei sovrani e non insegnavano nelle scuole. Per
un filosofo dichiarare di avere Aristotele come maestro ed esaltare l’uso
della ragione umana per la conoscenza e l’interpretazione del mondo
poteva essere pericoloso: poteva subire gli attacchi dei capi
religiosi locali.
La filosofia e la filosofia naturale non dovevano essere studiate per
se stesse, perché potevano rivelarsi pregiudizievoli per la fede. Il
problema della creazione del mondo era il nodo più difficile da
sciogliere per conciliare pensiero greco e Corano, infatti per
Aristotele l’eternità del mondo era una verità fondamentale della
sua filosofia naturale.
L’aritmetica e l’astronomia erano accettate perché considerate
utili per la fede, l’aritmetica serviva per dividere i patrimoni
ereditari, la seconda per calcolare i fenomeni astronomici sui cui
regolare le ore delle preghiere quotidiane.
Nella sua grande opera filosofica L’incoerenza dei filosofi,
al-Ghazali attaccava la filosofia antica, in particolare quella
aristotelica, criticando le idee di al-Farabi e di Avicenna, due dei
più importanti commentatori islamici di Aristotele.
Secondo al-Ghazali, la teologia e la filosofia naturale erano
pericolose per la fede. Egli mostrava una costante sfiducia nei
filosofi e apprezzava le “masse incolte”. Egli sostiene infatti
che la natura è completamente sottomessa a Dio e ogni fenomeno
naturale avviene per il solo volere del Dio. Considerava pericolosa
anche la matematica perché le sue dimostrazioni chiare, dimostrabili
e certe portavano a ritenere che anche la filosofia lo fosse.
“ Quante persone ho visto allontanarsi dalla verità a causa dell’alta
stima che hanno per i filosofi, senza alcun altro fondamento “ e
chi si dedica a questi studi resta “ infetto dal male e dalla
corruzione dei filosofi. Pochi sono coloro che si dedicano a quegli
studi senza essere spogliati della religione e senza che il timor di
Dio sia strappato dalle loro teste.