TECNOLOGIA E SCIENZA NELL'ETA' MEDIEVALE

 

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Il pensiero filosofico

 

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da Adelardo di Bath

da S. Guarracino, L’età medievale e moderna

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Aristotele

Tommaso d'Aquino

 

La discussione sugli argomenti scientifici avveniva all’interno della filosofia, nelle classificazioni medievali della cultura, la scienza era considerata un ramo della filosofia. Questo perchè molto simile era il metodo di studio: astratto, teorico, non era prevista per le teorie scientifiche la verifica sperimentale.

Le questioni di cui si occupavano poi finirono per coincidere: l'interesse per la cosmologia, l'interpretazione del pensiero di Aristotele considerato non come filosofo ma come maestro di scienza naturale. 

Lo studioso A.C.Cromie nel suo testo Da S.Agostino a Galileo, Storia della scienza dal V al XVII sec. sostiene che gli antichi per mancanza di strumenti tecnici avevano limitate possibilità di esperimento. Quindi elaboravano spiegazioni del mondo naturale basandosi su ipotesi filosofiche o religiose e sulla “osservazione ingenua “. 

Questi caratteri perdurano nel M.E. : “il filosofo della natura del XIII secolo considerava l’indagine del mondo fisico come parte di un’unica attività filosofica , impegnata nella ricerca della realtà e della verità. “

Non solo gli specialisti si occupavano della spiegazione dell’universo fisico, ma  questa faceva parte di una concezione del mondo che era  condivisa dalla cultura dotta.

Nella cultura cristiana dei primi secoli mancava una cosmologia, cioè una costruzione concettuale coerente che descrivesse l’universo nella sua totalità: Non esisteva una dottrina ufficiale della chiesa sulla struttura dell’universo e sulla conformazione della terra nella sua totalità. Ogni raffigurazione immaginifica, allegorica, simbolica era lecita.

Racconta Kuhn . ( La rivoluzione copernicana, L’astronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale Torino, Einaudi ,1972): “Verso la metà del secolo VI, Cosma, un monaco di Alessandria, poté sostituire il sistema pagano con una dettagliata cosmologia cristiana, derivata soprattutto dalla Bibbia. Il suo universo ha la forma del tabernacolo che il Signore ordinò a Mosé di costruire nel deserto. Ha fondo piano, lati perpendicolari, e tetto semicilindrico, come un baule da viaggio di vecchio stile. La Terra sgabello del Signore, è un piano rettangolare , di lunghezza doppia della larghezza, che sta in quiete sul fondo piano dell’universo. Il Sole non si sposta di notte al disotto della Terra, ma è nascosto dietro le sue parti più settentrionali, che sono più alte delle regioni del sud”

La Chiesa non si pronunciava e non si pronunciò fino al XII secolo quando venne assimilata la filosofia aristotelica. Fu Tommaso d’Aquino che riuscì ad adattare il cristianesimo al pensiero di Aristotele e a spingere la Chiesa verso una teologia ufficiale.

Si fissò un’immagine del cosmo cristiana dipendente dalla fisica e dalla astronomia aristotelica che consentivano di giustificare fenomeni quotidiani terrestri e celesti e si adattava anche al senso comune. Il concetto di stabilità della terra, ad esempio, fu l’elemento centrale della cosmologia cristiana.

Tuttavia l'incontro fra Aristotele ed il cristianesimo non fu sempre pacifico: la Metafisica e la Scienza naturale  giunsero nelle traduzioni dall'arabo con il commento di Averroè che discuteva sulla dottrina dell'eternità. dell'universo che contrastava con l'idea cristiana della Creazione, la Bibbia infatti apre con " Nel principio Dio creò il cielo e la terra ".  Altrettanto pericolosa era la negazione dell'immortalità dell'anima individuale, al punto che il papa nel 1231 proibì lo studio delle opere aristoteliche finchè non depurate da ogni commento eretico.

Quando non era possibile confutare gli argomenti filosofici-scientifici, si ricorreva ad una interpretazione metaforica. 

Si andò affermando il principio della "doppia verità"  Sigieri di Bramante, accusato di essere un seguace dell'averroismo si difese appunto affermando che sul piano teologico si poteva rinnegare quello che invece sosteneva come verità filosofica. Verità filosofica e verità scientifica possono coesistere l'una accanto all'altra in modo indipendente.