La
matematica aveva un ruolo piuttosto importante nel curriculum delle scuole
altomedievali, nonostante non fossero reperibili molti materiali per
lo studio: le opere a disposizione consistevano nelle traduzioni in
latino di Severino Boezio e di Aurelio Cassiodoro di parti dei
trattati elementari di aritmetica, geometria e astronomia. In pratica, i problemi coinvolgevano
solo le quattro operazioni tra numeri interi e, molto raramente, tra
frazioni; i numeri irrazionali non comparivano affatto.
Nel X secolo lo studio venne un po’
migliorato da Gerberto; egli fu forse il primo in Europa ad
utilizzare le cifre
indo-arabiche, ma probabilmente non conosceva ancora lo zero. Non
aveva una altissima conoscenza della geometria e dell'astronomia del
tempo ma nonostante questo redasse un vasto numero di manoscritti
intorno al 1100 su argomenti matematici e astronomici che rendevano
evidente la rinascita dell'intelletto e della cultura.
Agli inizi del XII secolo la situazione
cambiò grazie alla diffusione delle traduzioni delle opere dei matematici greci
conservate nella versione in lingua araba: la raccolta degli Elementi
di Euclide esisteva in una versione latina tradotta probabilmente
dall'arabo. Nessun europeo in quell’epoca avrebbe potuto vantare di
essere un buon matematico senza una buona conoscenza dell’arabo.
Nel
1126 lo scrittore Adelardo di Bath portò in Occidente le tavole di al-Khuwarizmi. La sua Algebra
fu tradotta in latino nel 1145 da Roberto di Chester e si diffuse
nell'Europa cristiana il nome e i suoi metodi risolutivi.Fu poi
tradotta in inglese da Karpinski e da questa traduzione possiamo ben
capire l'importanza di questo libro;in esso sono riportate le
equazioni nel sistema di notazione moderna.
Sul finire del secolo il
mondo della cultura fu diviso tra gli ‘abacisti’ che difendevano
il vecchio sistema di
numerazione e gli ‘algoristi’ che sostenevano il sistema di
numerazione indo-arabo. Tra questi ultimi diede un notevole
contributo alla diffusione e allo sviluppo dell’’algoritmo’ Leonardo Pisano, detto Fibonacci
che nella sua opera, il Liber Abaci, discute metodi e problemi
di natura algebrica attraverso l’uso delle cifre indo-arabiche.