L’alchimia
la santa, divina arte di trasformare i metalli vili in oro e
argento è forse il settore più oscuro della storia della
scienza medioevale. Quando un ricercatore medioevale riteneva di aver
trovato il modo di trasformare ad esempio il mercurio in oro non
aveva certo fretta di rivelare il suo segreto. Per questo l’alchimia
è una scienza di cui in questo periodo ci sono meno notizie. La
maggior parte dei trattati latini, anonimi si ebbero in manoscritti
del XIV, XV e XVI secolo.
Anche da manoscritti
del XII secolo possiamo capire che l’alchimia era già conosciuta
nell’occidente dal XIII secolo. Un capitolo di Michele Scoto
scritto prima del 1236 ci informa che i 7 metalli risultano dalla
composizione di mercurio zolfo e in terra di proporzioni diverse, che
i metalli possono essere alterati dall’arte dell’alchimia
aggiungendo alcune polveri e con la mediazione dei quattro spiriti di
mercurio, zolfo, orpimento e sale ammoniacale; che l’oro può
essere reso commestibile e con l’elisir di lunga vita degli alchimisti arabi, ridare la
vigoria alla vecchiaia. Intorno alla metà del XIII secolo un monaco
redige il catalogo della sua biblioteca composta di ben 72 opere di
alchimia; che nel 1376 vengono tradotti dal latino al greco. Nel XVII
secolo la storia dell’alchimia si estende all’Egitto ellenistico.
A questo punto l’alchimia si trasforma in chimica vera e propria.