A partire dal VI secolo, i
monaci benedettini, venuti in possesso di considerevoli patrimoni
terrieri, introdussero miglioramenti nei sistemi di coltivazione e
perfezionarono tecniche artigiane che tramandarono alle epoche
successive. I cistercensi poi continueranno questa tradizione di
quotidiana occupazione nei campi, anzi Bernardo, fondatore
dell'ordine, vuole che le abbazie siano costruite in luoghi
disabitati e incolti per dare valore all'opera di irrigazione,
concimazione, cura dei terreni e dei boschi a cui si impegna la
comunità monastica.E' probabile che siano stati proprio i monaci ad
introdurre per primi la rotazione triennale che consentiva uno
sfruttamento più intensivo della terra coltivata
L'ARATRO
L’aratro è stato un
attrezzo di grande rilevanza economica fin dall’età del bronzo. La
sua importanza accrebbe ulteriormente quando furono messi a coltura i
terreni argillosi più pesanti ma più fertili.
I primi aratri dell’Europa
germanica erano paragonabili a quelli in uso nelle terre
mediterranee. Gli aratri primitivi, quelli costruiti a Oriente nel
mondo classico e tra i germani dell’Europa settentrionale, venivano
costruiti secondo lo stesso principio: c’era un ceppo la cui punta
principale, giacendo quasi orizzontalmente, effettuava la vera e
propria rottura della terra. La trazione del bestiame da tiro veniva
trasmessa al ceppo mediante una bure e un timone.
Una stegola era costituita
dal prolungamento all’indietro del ceppo, faceva parte di uno
staffane separato, dritto sulla coda del ceppo. Negli aratri più
semplici il ceppo e il timone erano formati da un solo pezzo. Le
modifiche a questo tipo consistevano solamente in adattamenti al
terreno.
Un attrezzo tale faceva
poco più che sollevare terra e sassi spingendoli da parte.Occorreva
quindi una seconda aratura trasversale ad angoli retti con la prima.
L'aratro veniva tenuto dall'aratore stesso a una altezza giusta per
tagliare il terreno con un enorme dispendio di energia fisica e
fatica. Una simile aratura poteva essere sufficiente per i terreni
leggeri ed aridi delle regioni del mediterraneo,mentre era del tutto
insufficiente per i terreni pesanti, umidi e grassi dell'Europa
settentrionale dove si affermò un nuovo tipo di aratro.
Il nuovo aratro, usato dai
germani già durante la dominazione romana , aveva ruote per
controllare la profondità dell'aratura in modo da risparmiare
energia all'aratore.
Era munito di un coltro
per fendere il terreno e di un versoio per rivoltarlo, faceva solchi
profondi e regolari e non necessitava una seconda aratura
trasversale.
Grazie a questa nuova
aratura, si cominciò a coltivare lunghe strisce di terreno secondo
il sistema della rotazione triplice. Per la prima volta il sistema di
rotazione a tre campi è testimoniata nel 765 d.c., dove si cita una
seminazione primaverile di cereali dopo quella invernale.
Questo aratro più pesante
richiedeva una forza di trazione considerevole, questo spinse i
contadini a mettere in comune i buoi per l'aratura ,generalmente in
numero di quattro . Le fonti medievali mostrano in genere due uomini
all'aratura , un aratore che dirige l'aratro e un conducente
incaricato delle bestie da tiro.
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LA NUOVA BARDATURA
DEL CAVALLO
Anche il sistema moderno
di bardatura ebbe sull'agricoltura e sui trasporti terrestri
un'influenza grandissima, essa costituisce una delle prime e maggiori
invenzioni della seconda rivoluzione tecnica; consisteva
nell'utilizzare l'animale come traino dell'aratro.
Durante il medioevo si
aggiogavano talvolta i cavalli in mezzo ai buoi, essi divennero più
idonei dopo il XII sec. quando entrò in uso il collare rigido.
Il sistema moderno di bardatura ebbe
sull'agricoltura e sui trasporti terrestri un'influenza
grandissima:l'antica bardatura dei cavalli era basata sul giogo da
collo usato per i buoi, il giogo ( costituito da una barra di legno)
era sistemato dietro il collo del cavallo ed era tenuto fermo da una
cinghia che girava intorno alla parte anteriore del collo, però il
collare ostacolava la respirazione del cavallo.
La nuova tecnica di bardatura del cavallo
evitava questo fastidio:il nuovo giogo era formato da un collare
rigido e imbottito, che poggiava sulle spalle dell'animale e gli
permetteva di sfruttare tutta la sua forza e tutto il suo peso per
tirare.
Probabilmente proveniente
dall'Asia, fra il IX e il X secolo, il collare permise ai contadini
di utilizzare i cavalli al posto dei buoi con parecchi vantaggi:
maggiore rapidità, maggiore efficienza e minori costi per il
mantenimento degli animali.Questa scoperta ebbe un'influenza
sull'agricoltura pari a quella del timone per la navigazione. Il
collare da spalla appare per la prima volta nelle pitture di due
codici del X secolo, è impossibile però, allo stato attuale
stabilire con esattezza la data e il luogo dell'invenzione.
Probabilmente gli uomini
dell'epoca non consideravano questa conquista un'invenzione tale da
essere citata in manoscritti e documenti, oltre i contadini, che se
ne giovarono, solo i pittori rilevano l'avvenimento. In pitture
ed arazzi del XII secolo appaiono traini ad un solo cavallo, traini
con cavallo e mulo e nel XIII secolo nel manoscritto di Herrade de
Landsberg, conservato nella biblioteca di Strasburgo, si trova
l'immagine di un grosso e pesante carro tirato da due cavalli che
trasporta sedici passeggeri. Un bassorilievo della Cattedrale di
Chartres dello stesso secolo mostra il nuovo collare applicato ad un
bue, nel giro di cento anni spariranno dalle pitture, sculture e
disegni i vecchi collari a gola.
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LA FERRATURA DELLO ZOCCOLO
Un'invenzione di fondamentale importanza
per lo sfruttamento dell'energia animale fu quella della ferratura
agli zoccoli dei cavallo. Inizialmente i Romani avevano un finimento
destinato a proteggere le unghie del cavallo, l’ipposandalo,
costituito da una specie di sandalo con suolo di ferro munito di
anelli e di lacci che applicavano solamente ai cavalli malati e
zoppicanti.
La ferratura moderna appare
soltanto nel IX sec. , si applicava sotto le unghie del cavallo a
semicerchio (forma dell'unghia). L'agricoltura,trasse grandi vantaggi
da questa innovazione, sia per la
maggiore facilità nei trasporti, sia per la minor fatica nel lavoro
dei campi.
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